Io non lo so chi c’ha ragione e chi no. Lo cantava Ligabue, lo ripeto io. Perché del mercato, come ho sempre dichiarato, non ci capisco una mazza. Non me ne occupo, non ne sono capace, faccio un altro tipo di giornalismo. Quello che annusa l’aria, che ascolta i silenzi, che guarda le traiettorie più che i numeri. Eppure, ogni tanto, anche da fuori, qualcosa si percepisce.
Leggo che l’Inter sarebbe in trattativa – slegata dall’affare Perisic – per Moussa Diaby. Sì, proprio lui: ex Bayer Leverkusen, già all’Aston Villa, oggi all’Al-Ittihad, in quell’Arabia Saudita che ha trasformato il calciomercato in un romanzo distopico. E mi chiedo: perché?
Perché Diaby è un giocatore che non ti aspetti. Non è un nome da Inter operaia, da squadra che costruisce con pazienza e cemento. Diaby è un lampo. È un’idea. È un rischio. È il tipo di calciatore che ti fa saltare il piano gara, nel bene e nel male. Uno che non si addomestica, si lascia scatenare.
Tatticamente, è un’ala pura, un’ala d’altri tempi con piedi moderni. Parte largo, punta l’uomo, lo salta, lo risalta, poi magari sbaglia l’ultimo passaggio. Ma intanto ha acceso qualcosa. Ha rotto la simmetria. Ha fatto rumore. E in un calcio che si sta spegnendo nella prevedibilità, forse è proprio questo che serve.
Allora io continuo a non capirci niente. Ma se davvero l’Inter sta pensando a Diaby, allora vuol dire che ha voglia di cambiare musica. Di rischiare una nota stonata pur di trovare un assolo. E in fondo, anche questo è giornalismo: raccontare quando qualcosa vibra, anche se non sai ancora se sarà armonia o dissonanza.
Perché, come diceva un altro poeta, certe luci non puoi spegnerle. E Diaby, nel buio di certe partite, potrebbe essere proprio quella scintilla.
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