Sciocco è chi si rilassa. Sciocco è chi guarda la classifica e si lascia cullare dal +5 come fosse un’amaca caraibica. Sciocco, sì, perché il campionato non è un resort. È una maratona con ostacoli, trappole, e qualche sassolino nella scarpa che si chiama marzo. E l’Inter, se vuole arrivare in fondo, deve continuare a correre. Forte. Sempre.
Cremonese e Sassuolo non sono passerelle, sono test di maturità. Sono il fieno da mettere in cascina prima che arrivi la tempesta: Juventus, playoff di Champions League, Milan, Roma, Atalanta, Bologna, e magari pure la Nazionale che bussa alla porta con gli spareggi. Febbraio e Marzo saranno campi minati, e chi pensa che il campionato sia già chiuso, probabilmente crede ancora a Babbo Natale. O a Luis Henrique esterno destro.
Già, Luis Henrique. Simpatico ragazzo, volenteroso, disciplinato, ordinato, ma a destra sembra spaesato. Non salta l’uomo, non crossa, non inventa. Appoggia. Sempre. Alla mezzala di turno. Che si tratti di Barella o Sucic, cambia poco. Lui passa il pallone manco fosse palla avvelenata. Come se il suo joystick avesse solo il tasto passaggio corto. E allora, se il Besiktas chiama, si risponda con entusiasmo. Si impacchetti il brasiliano e lo si accompagni in aeroporto con un sorriso e un narghilè acceso. Perché ogni cessione, se fatta bene, può essere una liberazione.
E poi, Perisic. L’uomo dei due piedi, delle due fasce, delle due vite. Uno che può fare il Dumfries e il Dimarco. Uno che non ha bisogno di presentazioni, ma solo di un biglietto di ritorno. Perché l’Inter ha bisogno di certezze, non di esperimenti. E Perisic è una certezza, anche con qualche primavera in più sulle spalle. Un suggerimento: clonatelo perché è verosimile che provenga da Krypton.
Infine, Ndoye. Lasciarlo a Nottingham è un peccato. Non è Robin Hood, non ruba ai ricchi per dare ai poveri, ma potrebbe rubare il posto a chiunque sulla fascia. Ha gamba, ha fame, ha quella scintilla che a San Siro accende gli occhi e le speranze. La maglia nerazzurra gli calzerebbe a pennello. Altro che calzamaglia.
L’Inter non deve guardarsi indietro. Deve correre, vincere, dominare. E deve farlo con lucidità, cinismo e un pizzico di follia. Perché chi insegue deve sentirsi sempre più piccolo, sempre più frustrato, sempre più lontano. E se qualcuno si illude che sia già finita, beh… sciocco lui. Ai confini della realtà.
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