Inter, a Roma tra nuove speranze e antiche certezze

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Sempre sul pezzo, nonostante il 21mo arrivato, nonostante i festeggiamenti passati e quelli in arrivo.

Ci sarebbero stati ottimi motivi per veder all’Olimpico una squadra rilassata dallo scudetto certificato e in attesa di riaccendere l’adrenalina mercoledì nello stesso stadio per portare a casa anche la Coppa Italia.

Niente di tutto questo, l’assente per quasi tutto l’incontro è stata la Lazio, l’Inter non ha staccato una cippa, Fabrizio Biasin l’ha definita bene, “mentalizzata” a prescindere, pur senza spingere sull’acceleratore. Lautaro ha rimpinguato le statistiche che lo vedranno a fine stagione capo cannoniere, Sucic un gol d’autore e sostanza, tanta sostanza, Mkhitaryan al secondo gol consecutivo, l’antipasto romano è servito, la pietanza principale arriva mercoledì prossimo, stesso ristorante stessi invitati.

Un segnale di maturità, di personalità, quasi di cinismo, non si lascia niente per strada, niente a nessuno finchè non si arriva all’ultimo triplice fischio della stagione. Un altro segnale di quanto sia stato importante il lavoro di Chivu sulla testa della squadra e di come questa lo abbia metabolizzato.

La ciliegina sulla torta è l’esordio tra i grandi di Mattia Mosconi, classe 2007, 5 gol e 5 assist tra Primavera e Youth League. “Sono entrato in campo felice come un bambino che realizza il suo sogno” ha detto nel post partita. C’è mancato poco che bagnasse la prima con il gol e lo champagne, la sua sventola di sinistro è finita appena alta.

Immaginiamo che nello spogliatoio Mosconi abbia ricevuto l’abbraccio di tutti i compagni.

Il più importante per lui dovrebbe essere quello di Mkhitaryan, 37 primavere, le ultime 16  passate a disegnare calcio nei club tra i più importanti d’Europa. Intelligenza calcistica sopraffina, dimensione umana e culturale ancor più importante, due lauree in materie economiche, poliglotta, appassionato di arte, finchè le gambe e la volontà di sacrificio lo sorreggono può restare un punto di riferimento di enorme spessore nello spogliatoio nerazzurro. Quando dovesse attaccare gli scarpini al chiodo la dirigenza nerazzurra, chiunque ci sarà in quel momento, farà bene a fare una riflessione su un eventuale ruolo dirigenziale per l’armeno. Le bandiere sono importanti, le competenze e l’intelligenza ancora di più.  

Ultima annotazione: Dimarco, Lautaro e Thuram occupano da oggi i primi tre posti della classifica di gol+assist: se qualcuno cercava un altro motivo che spiegasse il dominio nerazzurro nella stagione è accontentato. Per adesso ci facciamo bastare questi dati , ai risultati degli scontri diretti penseremo a settembre.

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