Tra tastiere e campo

Avatar di Raffaele Garinella

La sconfitta di Bodø ha avuto un effetto prevedibile: ha tolto quel poco di lucidità che molti leoni da tastiera millantavano di possedere. È bastato un passo falso per vederli ruggire indignati contro Chivu, colpevole – secondo loro – di non aver dato il giusto peso alla partita o, peggio ancora, di aver schierato Lautaro dal principio e Zielinski a gara compromessa. Accuse facili, immediate, perfette per chi vive di reazioni istintive più che di comprensione del gioco.

Perché il punto è sempre lo stesso: il calcio è materia complessa, richiede competenze, contesto, lettura. E chi si limita a digitare giudizi affrettati spesso confonde opinioni con conoscenza. L’unica vera specializzazione dei leoni da tastiera resta quella di essere sistematicamente fuori fuoco.

Serve invece tornare a un’analisi lucida. L’Inter – e sarebbe bene che tutti lo accettassero – non parte per vincere la Champions. Non quest’anno. La rosa è competitiva, certo, ma non costruita per arrivare fino in fondo in Europa. Gli arrivi di Pio Esposito, ragazzo di grande prospettiva che sta facendo più che bene, e di Bonny, reduce da un percorso importante a Parma ma ancora da completare, sono investimenti intelligenti, non garanzie immediate di dominio continentale. L’unico innesto davvero di fascia alta, oggi, è Akanji. Punto.

Zielinski sta vivendo una stagione di rilancio dopo un’annata complicata, e questo va riconosciuto. Ma il tema vero, quello che riguarda tutti, è quello degli infortuni. Nessuno ne è immune. C’è chi paga una preparazione da rivedere, chi – come l’Inter – si ritrova a giocare su campi che non dovrebbero essere accettabili a certi livelli. Ma il problema è diffuso: il Milan ha affrontato un campionato intero senza attaccanti di ruolo, la Juventus ha perso Vlahovic per mesi, il Napoli ha appena ritrovato Lukaku dopo aver spremuto Hojlund oltre il limite. In questo contesto, l’Inter può e deve affidarsi a Esposito, Bonny e Thuram.

E proprio Thuram merita un discorso a parte. L’Inter ha bisogno del giocatore visto fino a buona parte della scorsa stagione, prima dell’infortunio di Napoli. Ha bisogno della sua esplosività, della sua velocità primordiale, di quella capacità di spaccare le partite che sembrava naturale. È il momento in cui un singolo può cambiare il destino di un reparto.

Vai, Markus. È il momento di tornare a essere quello che eri. E di dimostrare, ancora una volta, che il calcio vero non vive nelle tastiere, ma in campo.

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