La corazzata che non c’è: perché l’Inter è in testa nonostante se stessa

Avatar di Raffaele Garinella

C’è una verità semplice, quasi banale, che qualcuno fatica ancora a digerire: l’Inter è in testa alla classifica meritatamente, non perché sia una macchina da guerra programmata in laboratorio, ma perché in un campionato dove molti arrancano, i nerazzurri hanno avuto la forza di sbagliare meno degli altri. Fine della storia.

Tutto il resto è romanzo d’appendice, fiction da bar sport, narrazione consolatoria per chi ha bisogno di un antagonista imbattibile per giustificare le proprie cadute. Perché la realtà, quella vera, è molto meno epica. L’Inter non è una corazzata. Non lo è mai stata, e quest’anno lo è ancora meno.

I giocatori chiave hanno un anno in più sulle gambe, e non è un dettaglio, e alcuni elementi che avrebbero dovuto fare il salto di qualità stanno invece facendo il salto nel vuoto. Il mercato estivo, quello che doveva portare freschezza, alternative, idee nuove, sta restituendo un conto salato.

Sucic, Luis Henrique, Diouf, Bonny: quattro nomi che sembravano promesse, oggi sembrano più che altro promemoria di quanto sia difficile pescare bene. Non è questione di talento — quello, in potenza, c’è — ma di impatto. E l’impatto, finora, è stato quello di un cuscino lanciato contro un muro.

L’unico vero colpo è stato Akanji: anni di Premier League, esperienza internazionale, un difensore che in Italia sembra quasi un turista di lusso venuto a godersi il tramonto della carriera. Un po’ come gli attori americani che negli anni ’70 accettavano ruoli negli spaghetti western per respirare aria nuova e incassare senza troppi sbattimenti. Eppure, paradossalmente, è proprio lui a dare solidità, ordine, senso del mestiere.

Poi c’è Pio Esposito, vent’anni, un curriculum che fino a ieri parlava solo di Serie B, e un atteggiamento da veterano. Corre, lotta, sbaglia, si rialza. Fa quello che dovrebbero fare gli altri, quelli più celebrati, quelli che dovrebbero trascinare e invece si fanno trascinare. E allora sì, l’Inter è in testa. Ma non perché sia imbattibile.
Non perché sia superiore. Non perché sia una squadra perfetta.

È in testa nonostante tutto questo. Nonostante l’età, nonostante il mercato, nonostante le prestazioni altalenanti di chi avrebbe dovuto essere protagonista. Questa è la realtà. Il resto è aria, polvere, e un po’ di fumo negli occhi per chi ha bisogno di raccontarsi che il campionato è già scritto.

La verità, invece, è che non c’è nessuna corazzata. C’è solo una squadra che, tra mille limiti, sta facendo più degli altri. E questo, nel calcio di oggi, basta e avanza per guardare tutti dall’alto. Con merito, nonostante gli errori arbitrali di sabato.

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