Inter, il double un punto di partenza. Vero Oaktree?

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Partiamo dal futuro.

Se uno solitamente assai cauto come Beppe Marotta dopo aver vinto il secondo trofeo in quattro giorni parla di ciclo da aprire per continuare a vincere e dice di essere molto ottimista al riguardo senza citare la sostenibilità economica c’è da lustrarsi il cuore. Ovviamente lo avrà dato per scontato ma da quanto non si sentivano parole così spregiudicate?

Magari sarà stata l’adrenalina della vittoria ma il Presidente ha detto quello che ogni tifoso avrebbe voluto sentirsi dire.

Pure Katherine Ralp, la signora Oaktree sarà felice, magari non quanto i tifosi nerazzurri ma sarà felice anche lei. Soprattutto perché potrà telefonare in USA e comunicare “Ok boys, the second trophy’s ours too”.

Vincere due trofei in quattro giorni non è roba da tutti i giorni, lo scorso anno erano arrivati tanti soldi e zero titoli, quest’anno gli accrediti in banca saranno meno ricchi ma la bacheca di Viale della Liberazione dovrà essere allargata.

Una bella soddisfazione anche per lei, longa manus a Milano della proprietà statunitense, manager plurititolata non più solo in finanza ma anche a livello di successi sportivi.

Da oggi in poi spetta a loro essere coerenti, noi li aspettiamo al varco.

Sulla finale c’è poco da raccontare, l’Inter l’ha vinta senza dannarsi più di tanto, è stata la logica continuazione della partita di campionato di pochi giorni fa.

Maurizio Sarri è un amico di antica data, gli siamo affezionati, senza la sua saggezza calcistica la Lazio in tempesta di questi ultimi mesi avrebbe battagliato con la Fiorentina per la coppa salvezza. Però se i suoi avessero pensato più a giocare che a fingere traumi facciali a ripetizione ed a rotolarsi sul prato dell’Olimpico, primo tra tutti Zaccagni, magari qualcosa in più poteva scapparci.

Dimarco e Lautaro, sempre loro, ancora loro i protagonisti principali. I due che più avevano sofferto il finale di stagione di un anno fa si sono caricati sulle spalle la nave che sembrava naufragare, la crociera da sogno di questi mesi e l’approdo finale trionfale ci racconta che la volontà, la voglia di riscatto, il loro voler essere esempio per gli altri supera ogni frustrazione.

E per il futuro occhio a Sucic, se c’è uno che sta studiando da leader è lui.

Un sorriso ce lo meritiamo.

Quando Luis Henrique ha sparato il pallone in faccia a Pedro alzi la mano chi non ha pensato che quella sia stata la giocata più bella, più interista di tutta l’annata del brasiliano.

Naturalmente è ironia, Pedro è un gran giocatore la sua carriera parla per lui e proprio per questo il fallo cattivo su Dimarco meritava il rosso.

L’arbitro ha glissato ma chi se ne frega, il sig. Guida ha confermato tutto quello gli interisti pensano di lui e lui non si è smentito, i due cartellini gialli a Bisseck e Bastoni nei primi 15’ di gioco sono stati l’antipasto di una direzione di gara che ci ha strappato un sorriso ed un retropensiero in più.

I fuochi d’artificio tricolori hanno idealmente chiuso una stagione da incorniciare, i fumi dello spettacolo pirotecnico hanno invaso il centrale del Foro Olimpico dove stavano giocando Darderi e Jodar costringendo ad una sospensione del match. Potenza della Marotta League…

E ora testa al campionato, resta l’ultimo obbiettivo dell’anno, lasciare Milan o Juve fuori dalla Champions, o meglio entrambe.

Si scherza (ma mica tanto).

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