Inter, Pink Floyd e una festa che incombe

Avatar di Mario Spolverini

Il commento su Inter Cagliari inizia da due cartellini rossi “virtuali”.

Il primo va a chi organizza la scenografia del pre partita.

Una settimana dominata dalla celebrazione del 50mo di Wish you were here, iniziativa splendida, video altrettanto, il vinile che gira nel centrocampo di San Siro illuminato dalle torce dei telefonini è uno spettacolo per gli occhi.

E poi…? E poi il capolavoro dei Pink Floyd viene tarpato a metà proprio quando inizia la parte più iconica. A Firenze si dice come piantare un bel fiore e farci la pipì sopra.

Il secondo è riservato a Yerry Mina, non glielo ha dato l’arbitro glielo diamo noi.

I grandi difensori, Tarcisio Burgnich, Walter Samuel tanto per citare due abbastanza conosciuti in casa nostra, tiravano stecche tremende senza farsene accorgere.

Mina ha il dono inverso, irruenza e talento latitante lo portano a commettere falli così evidenti e ripetuti da chiedersi quale salvacondotto abbia nel portafogli per continuare a giocare così.

Ed è pure arrogante, coi ragazzini ovviamente, se la prende con Pio Esposito ma quando a dividerli va Thuram gira i tacchi e se ne va smoccolando.

Rimanendo sui Pink Floyd vorrei che l’Inter fosse qui abbiamo pensato in tanti nel primo tempo di ieri sera.

Neanche sorpresi visto che nelle ultime settimane è stato un atteggiamento ricorrente e nemmeno impauriti più di tanto, il Cagliari stava facendo quel (poco) che poteva e la sensazione sugli spalti e in tribuna stampa era che il gol prima o poi sarebbe arrivato.

Come volevasi dimostrare, 10 minuti della ripresa, asticella dell’intensità appena alzata, 2 a 0 e via ai cori, compreso “vinceremo il tricolor” rimasto strozzato nelle ugole fino a quel momento dalla scaramanzia visto che era pure venerdì 17.

Zielinski mette al sette di Caprile la ciliegina sulla torta, tutti brutti li fa il polacco, il miglior acquisto di questa stagione dopo infortuni e incomprensioni che ne avevano fatto la brutta copia del talento soffiato ai napoletani.

Adesso, giustamente, volano i sassolini dalle scarpe.

Chivu se le era tolti nella conferenza stampa pre match, un capolavoro di chiarezza vestita di ironia, pochi minuti che confermano la dimensione dell’uomo, del tecnico e del suo attaccamento al mondo interista.

Barella se li leva issato sulle spalle di Thuram mentre sembra dire a coloro che lo hanno criticato ferocemente negli ultimi mesi “non sono tornato perché non sono mai andato, siete voi che non avete capito una mazza”.

De Vrij che chiude con la fascia da capitano al braccio l’ennesima prova impeccabile quando viene chiamato in causa, Joseph Martinez che lancia segnali di sicurezza e affidabilità per il finale di stagione e per quella del prossimo anno sono le altre immagini di una festa che tutti hanno voglia di iniziare e farla durare più a lungo possibile.

Per quello che hanno sofferto dal 31 maggio dello scorso anno in poi, per il lavoro duro fatto in questi mesi, per i veleni che si sono sentiti rovesciare addosso.

“Contro tutto e contro tutti” stavolta non è solo un motto portato dall’orgoglio, stavolta diventa il racconto di una rinascita, di una Pasqua sportiva inattesa da tutti, interisti compresi, solo fino a pochi mesi fa.

E proprio per questo ancora più bella.

e immagini pubblicate su questo sito sono state reperite da fonti pubblicamente accessibili in rete. Qualora la loro pubblicazione violasse diritti d’autore o altri diritti esclusivi, si prega di comunicarlo tempestivamente all’amministratore del sito. Provvederemo con sollecitudine alla rimozione del materiale segnalato.

Total
0
Shares
Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *

Related Posts