I campanelli d’allarme erano molteplici. Le scorie di Inter Juventus con annesso dispendio di energie di testa prima che fisiche, il campo con le grinze, le assenze a metà campo, il freddo polare, un avversario dal nome per niente affascinante, facile da sottovalutare magari inconsapevolmente ma colpevolmente.
Se il centrocampo filtra con l’intensità di un colapasta la difesa soffre. Se la difesa non aumenta i giri della concentrazione gli errori fioccano e gli avversari vanno a nozze nel mezzo, laddove una volta c’era un fortino quasi insuperabile. Se davanti si creano 4/5 palle gol nitide, sbatti due volte sui pali e le altre le regali al portiere avversario o alla curva puoi maledire l’universo intero ma te la sei cercata. Se metti Barella in regia perdi il regista, perche Barella non lo è, e perdi quel (poco in questi mesi) che Barella sa fare davvero.
Tanti se, forse troppi, per una sola domanda, quella vera, quella da un milione di euro: per l’Inter, per questa Inter, con questa rosa, con questa situazione di classifica in campionato, quanto conta davvero la Champions?
Domanda da non rivolgere agli americani di Oaktree, la risposta sarebbe scontata visto che passare agli ottavi porta circa 11 milioni di euro. E nemmeno a Beppe Marotta che se la caverebbe con la solita litania, siamo un grande club, non vogliamo lasciare niente di intentato su nessun fronte.
La risposta interessante sarebbe quella di Chivu e di tutto il gruppo squadra. Sono mentalizzati esclusivamente sullo scudetto, ancora di più dopo i tre ghiaccioli rimediati in Norvegia, dopo il +7 sul Milan, dopo l’infortunio di Lautaro?
La formazione scesa in campo a Bodo direbbe di si. Quella che inizierà sabato sera a Lecce, al netto di infortuni e squalifiche, aggiungerà qualche altro elemento.
A me nessuno toglie la convinzione che martedì prossimo a San Siro l’Inter possa e soprattutto debba provarci, dal primo all’ ultimo minuto, con chi sarà disponibile, con ogni stilla di energia.
Non per i soldi ma per la storia passata e soprattutto per quella più recente, uscire al playoff per mano del Bodo dopo la traversata nel deserto per risalire dal baratro degli anni del FFP alle due finali in tre anni sarebbe un passo indietro che porterebbe con sè conseguenze imprevedibili ma di sicuro non positive.
Non per i soldi ma perchè vincere aiuta a vincere. Preparare un derby che profuma di all in dopo una eliminazione del genere diventerebbe un supplizio, sapientemente orchestrato a suon di caratteri cubitali, “fallimento, solo La penna li tiene a galla”.
Non per i soldi ma perchè lo status del club, il consolidamento della rosa, le prospettive di investimento passano, inevitabilmente, anche e soprattutto dallo scenario europeo prima di quello casalingo.
E alla fine, perchè no, non per i soldi ma per tutta quella gente che ama soltanto te…