Inter Juventus, nessun senso di colpa

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Sentirsi in colpa per una vittoria con la Juventus che nasce da un errore arbitrale? Il sottoscritto per niente e se qualche interista soffre della sindrome della crocerossina, come sembra nel leggere i commenti social, è un problema suo.

Il discorso vero non è l’espulsione di Kalulu che macchia una partita che l’Inter poteva vincere, magari con mille difficoltà in più, anche in parità numerica e chi ha la prova del contrario alzi la mano che lo facciamo ricoverare subito.

Il problema sta nella ormai cronica inadeguatezza della classe arbitrale, di chi la dirige, di chi ha trasformato il VAR ed il suo utilizzo distorto in una fabbrica di polemiche.

E’ un problema di Chivu, dei suoi ragazzi, dei tifosi nerazzurri?

No, è un problema del calcio italiano, di chi lo governa da anni mettendo la testa sotto la sabbia, di chi da anni lascia correre gli errori madornali e gli atteggiamenti da intoccabili dei direttori di gara.

E a mio avviso sbaglia anche chi vive l’errore di La Penna come un indennizzo per il fallo di Pjianic su Rafinha o per il rigore per il fallo di Cuadrado su Perisic, solo per restare agli episodi più clamorosi degli ultimi anni.

Gli errori enormi non vanno messi sul piatto della bilancia di ciascuna squadra per cercare un contrappeso prima o poi, vanno solo puniti. Puniti in maniera esemplare, definitiva, punto, altro che due turni di serie B e poi tutto torna come prima.

Si chiama responsabilità, quella che indirizza il lavoro e la vita di ognuno di noi e senza la quale si decade nell’anarchia.

Dopo di che, la smanacciata di Kalulu sulla figura di Bastoni c’è, magari è leggera, magari lui accentua la caduta ma c’è. L’ingenuità del difensore bianconero, già ammonito, sta tutta nel gesto non nella sua intensità.

Bastoni è da condannare? Le furbizie per ingannare l’arbitro sono all’ordine del giorno in ogni partita in qualsiasi categoria, uno dei maestri di quest’arte fu Giorgio Chiellini che oggi sbraita come un forsennato.

Ma quell’esultanza smodata dopo il cartellino rosso sventolato in faccia all’avversario poteva e doveva risparmiarsela, è un gesto sportivamente brutto da vedere e pure sciocco visto che sai che ci sono mille telecamere che riprendono ogni espressione in campo.

E le crocerossine nerazzurre o gli addetti ai lavori in malafede si tolgano rapidamente dalla testa anche la possibile espulsione di Bastoni per la simulazione che avrebbe portato al secondo giallo. Bastoni il cartellino lo prende intorno al 10mo del primo tempo 10 secondi dopo che Miretti atterra Sucic al limite dell’area di rigore. Il fallo è chiaro ma La Penna fa continuare, se avesse fischiato la punizione non ci sarebbe stato nessun giallo.

Anche il primo cartellino di Kalulu è discutibile?

Possibile, a certificare che l’arbitro invece che a San Siro doveva stare a cena con la moglie a festeggiare San Valentino.

Dopo tutto ‘sto pippone sull’arbitro due flash sul match si impongono.

Come succede da tempo immemorabile quando davanti hanno le maglie bianconere i nerazzurri perdono certezze e coraggio, un fatto inspiegabile nella sua ripetitività, leggasi l’atteggiamento dimesso e la sequela di horror difensivi sul gol di Cambiaso con Bisseck che si scansa sul cross e Luis Henrique immobile come una colonna di marmo.

Ciò nonostante, in mezzo a tanti errori, anche in parità numerica le occasioni più limpide erano state per i ragazzi di Chivu.

Dopo l’uscita di Kalulu il predominio nerazzurro è stato totale e ingenuo, per le occasioni sbagliate e per quelle concesse alla Juve a inizio ripresa e fino al pareggio.

La carica la suona Chivu stesso quando manda in campo Pio Esposito insieme a Lautaro e Thuram per cercare la vittoria, mossa premiata subito dal gran gol del giovanotto.

Ma i premi bisogna meritarseli fino in fondo, e dunque appena ripassati in vantaggio, perché non togliere uno della Thu-La per Mkhitaryan, tornare allo schema consolidato, rinforzare il centrocampo in vista del logico tentativo finale bianconero di riacciuffarla comunque?

Le castagne dal fuoco le toglie Zielinski, ancora una volta il migliore in campo e non è la prima volta da alcuni mesi a questa parte.

E’ qui la festa, senza macchia, senza retropensieri, senza bisogno di scusarsi con nessuno.

L’Inter avuto i suoi torti (a Napoli giusto per gli smemorati) e forse oggi non meritava di vincere.

Ma merita comunque di essere lassù davanti a tutti.

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