Un gol annullato, una traversa, un paio di occasioni svanite per un soffio poi il gol dell’1 a 0. Gli avversari sembrano sul punto di crollare poi vanno in gol sull’unica azione davvero pericolosa.
Al 90mo c’è profumo di rigori, 7 minuti di recupero bastano e avanzano per ammutolire due volte uno stadio strapieno, degno di una partita di Champions League.
Non è ancora Inter Torino, è la Primavera nerazzurra che due ore prima espugna Colonia davanti a 50 mila persone e va agli ottavi della Youth League dopo un match esaltante.
Personalità dominante, individualità che Chivu non annota nel suo taccuino solo perché questi ragazzi li conosce bene, un piacere per gli occhi nerazzurri.
Vengono dal gruppo di mister Carbone (i complimenti al tecnico sono d’obbligo) Kamate e Cocchi che Chivu manda in campo a Monza per far rifiatare i più illustri Dimarco e Luis Henrique.
Le gambe non tremano, gli occhi sono tutti puntati su di loro, i due giovanotti se la giocano alla grande con la consapevolezza di chi sa di avere una occasione formidabile.
Kamate (2004) è più scafato e si nota, impreziosisce il suo esordio tra i grandi con l’assist per Bonny, Cocchi (2007!!) conferma tutto il bene che dicono di lui nelle giovanili.
Doveva giocare solo il francese, quando nel pomeriggio arriva la notizia che Darmian è out per un malessere passeggero molti hanno pensato al rientro in corsa di Luis Enrique.
Chivu conferma che aver allenato questi ragazzi per anni è un plusvalore, lascia il brasiliano in panca e schiera Cocchi.
Non si chiama coraggio, è la fiducia razionale di chi conosce perfettamente i giovani, le loro caratteristiche, la loro dimensione tecnica e umana.
Insieme a loro brilla Diouf, finalmente.
Al di là del gol (che non è poco) appare come un deposito di energia pronta ad esplodere ma ancora disordinata. Ha 22 anni, se impara velocemente a gestire al meglio il fisico che si ritrova ed a capire spazi e tempi per aggredire o per chiudere sugli avversari può levarsi (e levarci) belle soddisfazioni.
Un po’ della sua energia in eccesso potrebbe girarla a Thuram, ancora al di sotto dei suoi standard nonostante una difesa avversaria almeno rivedibile.
Non una prova del tutto negativa la sua ma non si rivede ancora il trascinatore che affetta le difese avversarie con la sua strapotenza fisica.
Se è un problema di forma c’è solo da aspettare, l’importante è che i problemi non siano nella testa.
Chi non sbaglia un colpo invece è Chivu.
Dal mercato non è arrivato niente? Si sopravvive al mercato bastardo, siamo l’Inter.
La semifinale di Coppa Italia si giocherà tre giorni prima del derby? Si giocherà al meglio quella, quella dopo e il derby, siamo l’Inter.
La rosa ha le potenzialità per combattere su tre fronti? Se volete criticare una semifinale vuol dire che non capisco più un ca**o di calcio, siamo ambiziosi ma senza l’ossessione di vincere a qualunque costo.
Ad oggi l’acquisto migliore dello scorso mercato estivo è lui, senza se e senza ma.
Vincerà qualche titolo? Non vincerà titoli?
Chivu dice che essere vincente significa avere l’ambizione di vincere sempre, vincente è chi non sceglie dove competere, compete su tutti i fronti, affrontando tutte le sfide.
Parole che devono riscaldare il cuore di ogni tifoso, soprattutto se e quando la rosa e la sua qualità, come quest’anno, permettono di non lasciare niente di intentato.
Chi dice che i conti si fanno a maggio rappresenta l’idea di una cultura in cui conta solo vincere tipica di un paese ruffiano con chi trionfa, il potente di turno, e feroce con il secondo.
Roba da juventini, gli interisti sono altro, per fortuna.