L’Inter non si limita a vincere: impone la sua legge. Il 5-2 alla Roma è una sentenza, non un risultato. Una squadra che sembrava appannata ritrova ferocia, ritmo, identità. E quando l’Inter torna a giocare da Inter, per gli avversari non c’è scampo.
Due gol, una prestazione dominante, un rientro che sa di incoronazione. Lautaro Martínez supera Roberto Boninsegna nella classifica dei cannonieri nerazzurri e si prende un pezzo di storia.
Ma qui serve una precisazione: Bonimba fu ceduto alla Juventus nel ’76, e in bianconero continuò a vincere. E segnare. A Lautaro non accadrà mai. Non solo per romanticismo, ma perché il popolo nerazzurro insorgerebbe all’istante. Il Toro di Bahía Blanca è troppo radicato nell’anima interista per immaginare una cosa del genere. È il simbolo di una fede, é un uomo che non molla mai. Quando se ne andrà, lo farà solo per l’amato Racing. Ma quel tempo è lontano.
A Calhanoglu si deve la stilettata che spezza la partita. Il suo gol è una dichiarazione di superiorità tecnica. Una parabola che umilia la logica e taglia le gambe alla Roma. Quando Calhanoglu decide di colpire, lo fa con la precisione di un chirurgo. Thuram ha aperto varchi dove non esistevano, Barella ha chiuso il conto con la rabbia dei leader veri. È un’Inter che torna a essere verticale, feroce, affamata. Una squadra che non vuole solo rialzarsi: vuole dominare.
Gasperini arrivava con le sue certezze, Chivu gliele ha smontate una per una. L’allenatore nerazzurro ha asfaltato tatticamente il collega. Domani si affrontano Napoli e Milan , ma lo faranno con un’ombra lunga alle spalle: l’Inter è tornata. E quando l’Inter torna, il campionato cambia tono.
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