Acquistato dal Marsiglia per quasi 25 milioni nell’estate 2025, Luis Henrique era stato accolto con più dubbi che applausi. Da chi lo aveva apostrofato come flop a chi, invece, lo considerava – ed anche a ragione dopo averlo visto giocare in Francia – un quinto adattato.
E i numeri, fin qui, non aiutano: zero gol in 18 presenze di campionato, due assist. L’ultimo a Cremona per il definitivo 2-0 di Zielinski. Dati che, letti così, sembrano confermare la diffidenza iniziale. Invece, dentro l’Inter di Chivu, il brasiliano è diventato un ingranaggio prezioso.
Non illumina, non strappa la scena, ma fa da collante. È equilibrio, fisicità, pulizia nell’uscita dal basso, copertura preventiva. È il giocatore che permette al 3-5-2 del tecnico rumeno di respirare, di allungarsi, di restare corto quando serve. Una pedina silenziosa, ma, almeno fino a questo momento, decisiva.
Dumfries resta più esplosivo, più verticale, anche più finalizzatore. Potremmo dire, più da copertina. Luis Henrique è meno appariscente ma ugualmente affidabile. E in un’Inter che, attualmente, guida il campionato, avere un esterno che non perde palloni e non sbaglia letture vale quasi quanto un gol.
Le critiche non mancano: l’impatto offensivo è minimo, spesso si appoggia alla mezzala di riferimento evitando di arrivare sul fondo e crossare, e chi invoca un ritorno stabile di Dumfries ha argomenti. Ma il campo racconta che col brasiliano dall’inizio, la squadra gira, corre, controlla.
Dove porterà questa Inter è presto per dirlo, tra stanchezza, rotazioni e imprevisti. Ma una cosa è chiara: Luis Henrique non è un titolare figlio del caso.
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