Meglio un morto in casa che un pisano all’uscio dicono a Livorno.
Ieri a San Siro a metà del primo tempo il morto era nella bara (l’Inter) e il pisano sull’uscio sghignazzava felice come un cinese che si fa il selfie sotto la torre.
Poi Chivu ha realizzato che se non hai Dumfries da una parte e dall’altra Luis Henrique non incide, non mette in mezzo una palla neanche a pagarlo in nero è perfettamente inutile avere due punte che nel gioco aereo sanno essere letali.
Quando il brasiliano lascia il posto a Dimarco arrivano la svolta della serata ed un sms alla proprietà: urge qualcosa a destra, si chiami Perisic o come volete voi, se cacciate tre spicci bene altrimenti la minestra è questa.
Nel frattempo, nell’horror di quei primi 23 minuti da rivedersi con attenzione, Chivu da ragazzo intelligente qual è potrebbe e dovrebbe trovare gli spunti per risolvere due dei dilemmi che da inizio stagione mettono a rischio qualsiasi risultato con qualsivoglia avversario.
Il primo è Sommer, da risolutore di problemi sta diventando parte del problema.
Nessuno deve dimenticare qual che di buono ha fatto ma restare agganciati al ricordo dei miracoli su Lamal è un suicidio.
Il primo gol è un concentrato di errori ad iniziare dal retropassaggio di Mkhitaryan proseguendo con Zielinski che invece di andare deciso sulla palla la lascia sfilare probabilmente sorpreso dal passaggio dello svizzero che non solo è sbagliato nella misura ma non ha proprio senso nel momento in cui ci sono in zona tre pisani a pressare.
Sul secondo il colpo di testa di Moreo è forte e preciso ma è sul suo palo, Sommer c’è ma è come se non ci fosse.
Il calcio vive anche di scelte difficili, i protagonisti sono pagati profumatamente anche per questo, affidare la porta a Josep Martinez non dovrebbe sembrare più un salto nel vuoto ma un passo obbligato.
Sommer è a sei mesi dalla scadenza di contratto, quando è stato chiamato in causa lo spagnolo non ha mai demeritato e se non è un fulmine con i piedi saranno i compagni di squadra a doverlo aiutare.
Secondo problema da risolvere, i corner.
Gol di Moreo a parte, anche nella ripresa Canestrelli sfiora il 3 a 3 su calcio dalla bandierina. E’ dalla notte del Wanda Metropolitano di Madrid che la difesa a zona sui corner avversari subisce i movimenti avversari, l’ underdog che arriva a colpire indisturbato in mezzo ad una difesa sorpresa sta diventando una regola fissa cui Chivu deve trovare una pezza.
Una volta sugli angoli si marcava a uomo, si organizzavano blocchi, si pestava il piede dell’avversario, magari qualcuno gli strizzava pure i marroni.
Oggi ogni corner viene vissuto, almeno sugli spalti, quasi come un rigore, una squadra con obbiettivi di vertice in Italia ed in Europa non può più permettersi amnesie simili.
Veniamo alle note liete.
La reazione dopo il secondo gol subito è stata impetuosa, Dimarco, travolgente come non mai, ha suonato la carica la squadra lo ha seguito, la rabbia di Lautaro e Pio per inzuccare i palloni dei gol ne sono una fotografia lampante.
Anche la gran partita di Esposito dovrebbe dare una mano a Chivu, panchinare uno come Thuram non è semplice ma tra lui ed il giovanotto in questo momento non c’è confronto, Pio domina, Thuram giochicchia.
Questione di condizione fisica senza dubbio ma in questa fase quale sia la gerarchia in attacco è evidente.
Mi piace chiudere con un discorso a parte su De Vrij.
Era da ottobre che non giocava una partita intera, fin dai primi minuti ha fatto valere la sua esperienza, il suo senso di posizionamento, la capacità di leggere le situazioni. Non un pallone perso, non una scelta sbagliata, una garanzia totale in una serata complicata.
Ha 33 anni, non 38, insegna calcio difensivo da una vita, mai una parola o un atteggiamento fuori posto. Quando si tratterà di scegliere la rosa del prossimo anno una riflessione su De Vrij si imporrà ma rinunciare ad una dose di serietà/esperienza/talento di queste dimensioni non sarà semplice.