A mercato chiuso, lontani dai sussulti isterici dei social e dalle sirene dell’ultimo minuto, resta il tempo per una riflessione più fredda. E sincera. L’Inter ha scelto la via della continuità, una strada che può essere virtuosa ma che lascia comunque un interrogativo sospeso: perché non è stato tesserato un altro esterno destro?
Non si tratta di inseguire nomi esotici o suggestioni da videogame. E no, non sarebbe stato Diaby la risposta. Non per il valore del calciatore, indiscutibile, ma per la logica dell’investimento: puntare una cifra importante su un giocatore che da un anno milita in un campionato meno competitivo rispetto a Bundesliga e Premier League – dove giocava prima di vestire la maglia dell’Al Ittihad – significa accettare un margine di rischio che oggi l’Inter non può permettersi.
Serviva un calciatore già pronto per un sistema di gioco – il 3-5-2 – che sta funzionando. La scelta più lineare, più funzionale, più congeniale, avrebbe avuto il volto noto di Ivan Perisic. Ambidestro, tatticamente duttile, capace di coprire entrambe le corsie e di restituire equilibrio a una rosa che, così com’è, costringe Luis Henrique agli straordinari. In attesa che Dumfries torni a occupare la sua fascia e che Darmian metta benzina nelle gambe, Perisic avrebbe garantito esperienza, affidabilità e un’immediata integrazione nel sistema.
Il punto, però, è che nessuno, davvero nessuno, ha piazzato il colpo da novanta. Segno dei tempi, di un mercato povero di occasioni e ricco di prudenza. E allora, dentro questo contesto, l’Inter ha scelto di restare fedele a sé stessa: squadra solida, gruppo compatto, guida tecnica che sta dimostrando maturità e idee.
A Chivu e ai suoi vanno fatti i complimenti: hanno tenuto la barra dritta, hanno prodotto risultati, hanno dato continuità a un progetto che non vive di fuochi d’artificio ma di lavoro quotidiano. Il vero banco di prova per la società, però, sarà giugno.
Perché lì finiranno i contratti di Sommer, Darmian, Acerbi, De Vrij e Mkhitaryan: una colonna vertebrale intera che rischia di salutare. E lì, Chivu darà vita alla sua rivoluzione tattica. Magari passando a quel 3-4-2-1 che aveva in mente quand bramava Lookman. E se Stankovic rappresenta un giovane affidabile, mentre Massolin sarà tutto da scoprire, ci saranno parecchi vuoti da colmare.
La società dovrà essere vigile, rapida, lungimirante. Non basterà sostituire: servirà scegliere. Profili che siano congeniali all’Inter, alla sua identità, al suo modo di stare in campo. Perché il futuro non si costruisce con i colpi dell’ultimo giorno, ma con la capacità di vedere prima degli altri ciò che serve davvero.
Il mercato di gennaio non ha dato risposte. Quello di giugno dovrà darle tutte.
Le immagini pubblicate su questo sito sono state reperite da fonti pubblicamente accessibili in rete. Qualora la loro pubblicazione violasse diritti d’autore o altri diritti esclusivi, si prega di comunicarlo tempestivamente all’amministratore del sito. Provvederemo con sollecitudine alla rimozione del materiale segnalato.