Sassuolo Inter, l’importanza della serenità

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Autorevole, consapevole, disattenta in qualche occasione ma soprattutto serena.

L’Inter passa a Reggio Emilia con la forza di uno schiacciasassi e con un richiamo a non dare niente per scontato.

Se Dimarco non avesse tolto di porta quel pallone di Kone dopo 30 secondi l’Inter avrebbe vinto lo stesso (convinzione personale) ma con qualche grattacapo in più.

Lo stesso dicasi a maggior ragione se il 2 a 1 di Thorstvedt fosse stato regolare.

Due episodi uniti ad altre situazioni nel primo quarto di gara che profumavano di giornata difficile, come al solito quando arriva il Sassuolo.

Dimarco ha pensato che non era il caso di allungare oltre le illusioni degli emiliani, “ghe pensi mi”. A quel punto sul Mapei Stadium è scesa la notte sotto forma di una delle prove individuali più devastanti viste offerte dal calcio italiano negli ultimi anni.

Chi abbia ripensato a Roberto Carlos ha esagerato un tantinello ma chi sostiene che oggi sia l’esterno più forte d’Europa probabilmente non sbaglia.

La serenità regna adesso nella testa di questo gruppo, dopo mesi di cappa mentale regalata dal finale della stagione scorsa.

Lo si vede dalla lettura delle difficoltà sofferte a inizio campionato, da come le difficoltà vengono affrontate e bypassate all’interno della singola partita.

Ma soprattutto la si vede nell’atteggiamento complessivo, come al momento del gol di Luis Henrique, con Lautaro e Thuram schizzati fuori dalla panchina a ridere come matti per accogliere a braccia aperte la gioia del primo sigillo del vice Dumfries.

Che non è diventato un fenomeno oggi così come non era una schiappa ieri, su di lui pesavano (e continueranno a pesare) i 25 milioni pagati al Marsiglia e le aspettative di vedere il cugino sudamericano di Denzel.

Cosa che Luis Henrique non è e che neanche Chivu gli chiede di essere perché da lui in questo momento ha bisogno di altro.

Una serenità neanche ammaccata dal vulnus dei big match senza vittorie, i punti si contano non si pesano, i tre punti con Pisa e Verona fanno scudetto tanto quanto quelli con Napoli, Juventus e Milan, ammesso che quello di domenica prossima sia da considerare un big match viste le 12 lunghezze di differenza in classifica.

Thuram e Lautaro ridevano felici, entrambi a segno, il capitano pareggia addirittura il conto dei gol con Boninsegna e va bene così anche se entrambi sono parsi (almeno a me) sotto tono, come d’altronde Mkhitaryan.

Barella e Calhanoglu sono vivamente pregati di presentarsi abili e arruolabili fin dai prossimi giorni perché la giostra del campionato e della Champions inizia i giri più importanti.

Bisseck la sblocca, Akanji la mette al sicuro.

Del difensore svizzero si parla troppo poco rispetto alla qualità delle prestazioni che sta offrendo dall’inizio dell’anno, chi deve pensare al riscatto faccia alla svelta.

Di Bisseck invece si parla troppo e troppo spesso a sproposito.

Non è Samuel né Materazzi, su questo non si discute ma sarebbe l’ora di lasciare da parte i giudizi su di lui legati agli episodi sfortunati del passato i cui responsabili principali furono comunque gli arbitri, ben più di lui.

Lo hanno cercato dall’estero fior di squadroni, saranno tutti meno competenti dei critici da tastiera che lo vorrebbero sacrificare?

Mi guardo intorno e non vedo fenomeni in difesa di 25 anni.

Ma di sicuro è colpa mia…

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