Inter, una finale targata Chivu

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Mentre, ne sono certo, sul 2 a 0 per il Como volavano le eresie nei confronti di giocatori, staff, proprietà, dirigenza, impiegati e fattorini dell’Inter il sottoscritto rifletteva sul fatto che Roma, Como, Cagliari, le ultime tre di campionato sembravano fatte con lo stampo, primo tempo regalato e ripresa incontenibile. Scaramanticamente c’era solo da aspettare.

Come volevasi dimostrare e non penso sia solo questione di scaramanzia.

Quando mesi fa il Milan giocava primi tempi obbrobriosi vincendo di corto muso nei secondi 45’ Allegri era beatificato come il perfetto conoscitore di pregi e limiti del suo gruppo.

Gli stessi peana merita oggi Chivu, consapevole che i muscoli dei 20enni lariani avrebbero creato enormi problemi all’inizio ai suoi, esperti, attempati, vecchi, chiamateli come volete.

Era quasi matematico che col passare dei minuti l’esperienza e la maggiore qualità nerazzurra avrebbero riequilibrato la situazione quando i muscoli dei Cesc boys avrebbe sofferto l’ acido lattico incombente e magari anche un po’ di presunzione.

Vogliamo mettere anche la fortuna del principiante, quella che manda nei pazzi la concorrenza dalle Alpi al Vesuvio?

Mentre tutti chiamavano a gran voce Dumfries e Pio Chivu butta dentro Sucic e Diouf e sono proprio loro a suonare la carica e svoltare la serata.

E quando entra Pio Esposito compie un altro piccolo capolavoro di furbizia.

Sa che il ragazzone e Thuram catalizzeranno le attenzioni di tutta la difesa lariana lasciando spazi importanti.

Come volevasi dimostrare numero 2, sul cross di Sucic Calhanoglu è solo sul dischetto del rigore, la sua inzuccata vale il pareggio e la strada aperta per l’impresa.

Non è più questione di pazza Inter, lo sturm und drang, la tempesta e impeto che in primavera sconvolge pronostici segnati (Bayern e Barca lo scorso anno) o ribalta due volte in 10 giorni il doppio svantaggio con il Como diventa una peculiarità, un marchio di riconoscibilità.

Chivu ringrazia e porta a casa solleticando, anche qui in puro stile mourinhano, le corde più sensibili della gente nerazzurra per rinforzare ancora di più le fila di tutto l’ambiente: “Conosco l’Inter ci sono stato dentro e queste partite le ho vissute. E’ per questo che la gente si innamora di questi colori. Il bello di questa squadra è regalare imprese forti che ad altri non riescono”.

Un soffio al 21mo scudetto, un’ultima partita per la Coppa Italia, l’anno che all’inizio odorava di transizione dopo il flop del finale di stagione scorsa inizia adesso a profumare di buono.

Godiamoci queste ore, privilegio di pochi, di chi lavora senza piagnistei, di chi ha trasformato le incertezze di partenza in impulso di rivalsa, di chi conosce le responsabilità verso una tifoseria unica.

PS: la vittoria esaltante e la festa finale seppellisce ogni considerazione su meriti e demeriti individuali.

Una sola nota, la prova di Pepo Martinez conferma che può essere proprio lui il primo acquisto importante per la prossima stagione. La porta del futuro con lo spagnolo e con il rientro di Filip Stankovic dovrebbe essere coperta a lungo, meglio destinare le poche risorse disponibili su altri ruoli.

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