Mkhitaryan Maignan Estupinian. Non è uno scioglilingua in rima, è la sintesi del derby, il primo tira una ciofega, il secondo la para mentre stava già recitando l’Ave Maria, il terzo uccella Luis Henrique manco fosse Roberto Carlos e indirizza la serata.
Se poi manca l’unico vero leader (Lautaro), se manca l’unico in grado di dettare la profondità (Thuram) e l’unico con la testa e i piedi per cercarla la profondità (Calhanoglu) e per cercare di raddrizzare la barca entrano Frattesi e Diuof, due che vivono di lampi non avendo il dono del palleggio nei tempi e modi giusti, se sei costretto a giocartela con Bonny e Pio che fanno rimpiangere Arnautovic e Taremi ma fino ad oggi, quando hanno giocato, lo hanno sempre fatto con il capitano o Thuram accanto allora diventa difficile giocare contro chiunque, non solo contro il Milan.
Resta il vantaggio di sette punti che non è proprio da disprezzare ma tra l’Inter e il 21mo c’è ancora un Abisso, l’arbitro, il solito, sempre lui. Se il fallo di mano di Ricci fosse capitato al 63mo o al 79mo è più che probabile il controllo al VAR. Ma a pochi secondi dal fischio finale il varista palermitano evidentemente non ha avuto il coraggio di richiamare Doveri al monitor oppure aveva gli amici che lo stavano aspettando in pizzeria, chissà. Il suo collega Guida (quello che vuole vivere sereno e per questo non arbitra più il Napoli) varista di Inter Lazio di mesi fa non ebbe né problemi né fretta che gli impedissero di richiamare al monitor il sig.Chiffi al 90mo per il fallo di mano di Bisseck del tutto identico a quello di Ricci. Si può discutere all’infinito del regolamento e della correttezza di concedere questi rigori ma tant’è, quella sera l’Inter perse uno scudetto, ieri sera ha perso un punto pesantissimo per il prosieguo della stagione.
Finite le scusanti resta l’immagine dell’Inter più inconcludente vista negli ultimi mesi. La ragnatela di passaggi alla ricerca di un pertugio che la statiticità di Bonny e Pio Esposito non ha mai creato ha regalato al Milan il modo più semplice per difendersi, i pochi cross messi in mezzo hanno sempre trovato i rossoneri pronti ad anticipare qualsiasi pericolo, il tiro dalla distanza non è una specialità di casa nerazzurra ma in serate così poteva diventare una soluzione da tentare.
Guardiamo al futuro. Campionato riaperto? Più del calendario l’Inter deve temere sé stessa, il riaffiorare di paure antiche che il filotto inanellato dopo il derby d’andata aveva nascosto, una forma fisica decadente che dall’andata con il Bodo in poi condiziona una squadra che se non gira al 110% diventa prevedibile e scontata.
7 punti di vantaggio a 10 dalla fine di solito sono un bottino che dovrebbe garantire una relativa tranquillità, l’uscita dalla Champions salutata da molti (non dal sottoscritto) come una benedizione ha liberato i muscoli da tossine supplementari, l’Atalanta arriva nel prossimo turno stretta tra i due confronti con il Bayern, il calendario del Milan non è meno impegnativo.
7 punti di vantaggio, una montagna da scalare per gli avversari, una minuzia per un popolo già scottato da passate esperienze che hanno lasciato ferite nell’anima a tutti i tifosi, anche nella testa a quelli che oggi parlano di zeru tituli e 5 maggio.
La verità, come sempre sta nel mezzo, 7 punti restano un bottino sufficiente per tagliare il traguardo ad una squadra consapevole dei propri mezzi, che possa svuotare velocemente l’infermeria e soprattutto che non guardi indietro. Ci sono 10 appuntamenti per recuperare almeno in parte ciò che il passato ha tolto a questo gruppo, per errori, sfortuna, scelte arbitrali. Per molti dei giocatori 10 appuntamenti con l’ultimo successo possibile nella loro carriera o in maglia nerazzurra, per Chivu 10 appuntamenti con il primo titolo, quello che segna una intera carriera.
I marroni ci sono, ne hanno dato già prova, adesso è il momento di tirarli fuori tutti e subito, le scuse non sono più ammesse, le crisi di nervi ancora meno.
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