Il rigore regalato al Liverpool, il gol a tempo scaduto a Madrid sono rimpianti che adesso lasciano il tempo che trovano.
Da Dortmund torna una squadra che ritrova definitivamente due “arnesi” che troppi avevano dato per smarriti: l’orgoglio e l’anima.
L’anima di chi sa quale maglia indossa, quale è la strada da percorrere, eliminando le tossine della stagione scorsa e sapendo di competere con club che navigano nei quattrini, l’orgoglio di essere protagonisti europei anche in questa stagione, quello di un tecnico che non accampa scuse né rimpianti, “abbiamo quello che ci siamo meritati”, ben sapendo che sei mesi fa pochissimi avrebbero scommesso su di lui, sui suoi ragazzi, sui loro risultati.
L’anima e l’orgoglio di Federico Dimarco che da ragazzino di Porta Romana tifoso dell’Inter si ritrova, con la fascia di capitano al braccio, a segnare in uno degli stadi più iconici d’Europa un gol che avrà scatenato entusiasmo e ricordi anche a Mariolino Corso dovunque sia stato ieri sera.
Bisseck non ha piedi raffinati, ma ha l’anima solida per fregarsene delle stupidità di chi continua a timbrarlo come l’uomo dello scudetto perso, per fare bene il suo lavoro dietro e per poi andare a cercare fortuna nelle praterie solitamente frequentate da Lautaro e Thuram. Quando i miopi si renderanno conto di quanto e come sta crescendo come personalità (e valore) sarà sempre troppo tardi.
Anche Luis Henrique scopre, speriamo definitivamente, la sua anima nerazzurra. Soprattutto il suo secondo tempo è una flebo di fiducia fatta di tempi giusti, inserimenti mai squassanti ma lucidi, un equilibratore non appariscente ma che fa giocare bene chi gli giostra intorno.
E l’orgoglio di Mkhitaryan anche a Dortmund uomo ovunque mentre molti onniscenti lo avrebbero voluto ricoverato in una Rsa.
Se ce ne fosse stato ancora bisogno la vittoria in terra tedesca dice che si può e si deve andar fieri di questa squadra per la quale non c’era niente di scontato, niente c’è adesso, niente ci sarà nei prossimi mesi. Tutto sarà da guadagnarsi con il sudore, girandosi dall’altra parte di fronte alle critiche pretestuose che non mancheranno, nonostante tutto.
Domani sapremo se sarà Bodo Glimt o Benfica, il freddo norvegese su un terreno sintetico o il fascino di una città bella e malinconica con annesso il ritorno di Josè Mourinho.
Comunque vada sarà un successo, per gli interisti la coppa europea è un sogno da continuare a vivere, per altri continua ad essere un salume fatto a Bruxelles. Chi vuole capire capisca…