Il ritorno e il rischio

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Luis Henrique

C’è una sera che precede tutto. Una sera di Champions, di luci olandesi e fiato sospeso. Ivan Perisic la giocherà con la maglia del PSV, ma la testa — e forse anche il cuore — sono già altrove. A Milano. All’Inter. A quella fascia che conosce come il palmo della mano, a quel pubblico che lo ha amato, esaltato e mai dimenticato.

Ha parlato con la dirigenza olandese. Nessun muro, solo una richiesta: un indennizzo da parte dell’Inter. Nulla che possa davvero fermare il ritorno. Perché quando un guerriero vuole tornare a casa, la strada si apre da sola. E Perisic vuole tornare. Per chi lo conosce, non è una frase da poco.

Ma mentre un capitolo si riapre, un altro rischia di chiudersi prima ancora di essere scritto. Luis Henrique ha talento, nessun dubbio, ma ancora non esplode. È lì, sospeso tra la promessa e il rimpianto. L’Inter lo guarda con occhi lucidi di memoria: troppi i nomi passati con lo stesso alone di potenziale, troppi i fantasmi di chi non è mai diventato ciò che poteva.

Il Bournemouth lo vuole. Il Besiktas è già fuori dai giochi. Ma l’Inter non svende. Non presta. O arriva un’offerta vera, definitiva, oppure si resta. E si lavora. Perché il confine tra un crack e un caso perso è sottile come la linea di porta: basta un soffio, un attimo, un’occasione mancata.

In mezzo, la dirigenza nerazzurra cammina sul filo. Con una mano richiama il passato, con l’altra cerca di non bruciare il futuro. È il mercato, bellezze. Ma anche una questione di pelle, di intuizione, di coraggio.

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