L’Inter ha già dimostrato di poter produrre gol e risultati anche senza il suo capitano. Nella passata stagione, senza Lautaro, il bilancio fu di tre vittorie, tre pareggi e tre sconfitte, comprese quelle contro il Bodo negli spareggi di Champions League. Più di recente, contro l’Udinese, con El Toro a riposo, i nerazzurri hanno segnato cinque volte con cinque interpreti diversi, compresi Thuram, Pio Esposito e Bonny. Anche contro il Parma, con Lautaro in panchina, i nerazzurri hanno realizzato tre reti in poco più di mezz’ora.
Perché Thuram, Bonny e Pio Esposito possono rimpiazzarlo
Lautaro è fuori per un risentimento ai flessori della coscia sinistra, con stop stimato intorno al mese: salterà Bologna, Shakhtar, Fiorentina, Venezia, il derby col Milan, Feyenoord e Como, con rientro realistico dopo la sosta di novembre.
Le alternative ci sono e hanno già dato risposte:
Marcus Thuram è il riferimento naturale. Ha già segnato e assistito in questa stagione e sa lavorare da punta di raccordo o in profondità. È il più esperto e completo per tenere insieme l’attacco.
Pio Esposito è cresciuto in modo evidente. Già protagonista nello scudetto, ha firmato fino al 2032, è titolare in Nazionale e ha mostrato capacità di finalizzazione e presenza fisica. Quando Lautaro è stato gestito, Pio ha avuto spazio da co-titolare e ha segnato. Bonny è il jolly più dinamico e verticale. Arriva spesso dalla panchina ma è molto efficace (gol e impatto in pochi minuti, come contro il Brugge). Offre dribbling, corsa e una soluzione diversa rispetto alle due punte più classiche. Chivu può ruotare la coppia Thuram + Pio o Thuram + Bonny (o anche a tre in certi momenti) senza perdere produzione offensiva. L’Inter resta una macchina da gol (oltre 20 reti in 8 partite) proprio perché ha alternative valide in attacco.
Il vero nodo: equilibrio e fase di non possesso
Il problema vero, però, è dietro. L’Inter ha già subito circa 14 gol in 8 partite (8 in 6 di campionato + 6 in 2 di Champions). Media quasi da due a gara, numeri impensabili per una squadra che ambisce a tutto. Chivu ha alzato sensibilmente il baricentro e la linea difensiva (di diversi metri rispetto all’era Inzaghi), con pressing alto e costruzione aggressiva. È un approccio “moderno” e verticale, ma diventa rischioso se non c’è ferocia nelle ripartenze e nelle marcature preventive. In Serie A la superiorità tecnica maschera spesso le smagliature; in Champions no. Contro il Brugge si sono visti errori individuali (Martinez, Akanji), ma anche allungamenti e seconda palle non controllate.
Akanji, pilastro della scorsa stagione, è in chiara difficoltà (condizione fisica post-Mondiale, lettura delle situazioni e marcature). Bisseck parte bene ma si espone quando sale, Bastoni non è al top, e manca un vero specialista del baricentro basso (Acerbi e De Vrij non ci sono più; Stones è ancora in recupero). La linea deve restare proattiva (Chivu non vuole fare passi indietro sul pressing), ma con distanze più controllate e maggiore attenzione alle transizioni negative.
Il centrocampo: il filtro che manca
Il centrocampo è il punto di congiunzione. Calhanoglu resta il faro in regia, Barella e Zielinski le mezzali di qualità, ma in fase di non possesso filtrano poco e arrivano spesso in ritardo sulle seconde palle o sulle coperture preventive (esempio chiaro nello 0-1 del Brugge).
Servono più aggressività nei duelli e migliore ripartizione dei compiti tra chi imposta e chi copre. Opzioni utili: Diouf (già utilizzato largo), Sucic, Mkhitaryan e, quando fit, Jones o Stankovic per dare più energia e densità. L’obiettivo è ridurre gli spazi tra le linee e non permettere agli avversari di uscire facilmente in transizione.
In sintesi: Thuram, Pio e Bonny possono coprire l’assenza di Lautaro senza far calare la produzione offensiva. Ma se non si sistema l’equilibrio difensivo — linea alta meglio protetta, Akanji gestito o sostituito temporaneamente, e centrocampo più solido in non possesso — l’Inter continuerà a rischiare di subire troppo, soprattutto nelle partite europee e nei match aperti. Il talento c’è; serve solo ritrovare la compattezza quando si perde palla.